Rischio freddo e microclima: guida alla valutazione e alle misure di protezione

Dall’indice IREQ alle strategie di prevenzione: le linee guida per la gestione del microclima invernale

La classificazione degli ambienti termici

La gestione della sicurezza sul lavoro parte innanzitutto dalla corretta identificazione dell’ambiente termico in cui opera il personale. La normativa distingue tra ambienti “moderati”, dove è possibile raggiungere una condizione di comfort termico, e ambienti “severi”, dove invece parametri ambientali o esigenze produttive rendono impossibile tale comfort. In particolare, gli ambienti severi freddi costringono il corpo a un costante sforzo di termoregolazione per evitare che la temperatura interna scenda sotto i livelli di guardia, richiedendo un’analisi specifica nel Documento di Valutazione dei Rischi (DVR).

I pericoli dello stress termico da freddo

L’esposizione prolungata a basse temperature non è solo una questione di disagio, ma un vero rischio per la salute e la sicurezza. Quando l’organismo non riesce a compensare la dispersione di calore, possono insorgere patologie generali, come l’ipotermia (assideramento), o localizzate, come geloni e congelamenti. Oltre ai danni diretti, il freddo influisce sulle capacità cognitive: la diminuzione dell’attenzione e della prontezza decisionale aumenta sensibilmente la probabilità di infortuni e riduce la produttività complessiva.

Valutazione tecnica: l’indice IREQ e la norma UNI EN ISO 11079

Per misurare oggettivamente il rischio, la normativa tecnica si affida alla norma UNI EN ISO 11079, che introduce l’indice IREQ (Insulation REQuired). Questo parametro calcola la resistenza termica che l’abbigliamento del lavoratore deve garantire per mantenere l’equilibrio corporeo in determinate condizioni climatiche. È uno strumento fondamentale per determinare se le protezioni fornite siano adeguate o se sia necessario intervenire con altre misure preventive.

Le criticità nei cantieri e nel settore alimentare

Esistono settori particolarmente esposti, come quello della conservazione alimentare (la “catena del freddo”) e, soprattutto, l’edilizia. Nei cantieri, il rischio è amplificato da fattori concomitanti: l’elevato sforzo fisico produce sudore che, se non smaltito da abiti traspiranti, raffredda rapidamente il corpo. A questo si aggiungono l’effetto “Wind Chill” (il raffreddamento causato dal vento) e la perdita di destrezza manuale dovuta al freddo, che rende l’uso di macchinari e attrezzi estremamente pericoloso.

Strategie di prevenzione e protezione

La protezione dei lavoratori si basa su un duplice approccio. Da un lato, è fondamentale la scelta di abbigliamento tecnico specifico che isoli termicamente pur garantendo la traspirabilità. Dall’altro, qualora l’abbigliamento non fosse sufficiente a eliminare il rischio, è necessario intervenire sull’organizzazione del lavoro. Ciò include la riduzione dei tempi di esposizione e la programmazione di pause regolari in luoghi riscaldati e idonei, permettendo al lavoratore di ripristinare il proprio equilibrio termico.

Fonte: InSic.it

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